Il 9 Aprile scorso il Direttore Generale della FAO Jacques Diouf ha parlato ad un forum tenuto a Nuova Delhi circa il rincaro dei prezzi dei prodotti agricoli agricoli. Link
Diouf ha evidenziato che i prezzi delle commoditie agricole sono aumentate nel giro di un anno di oltre il 45%. Diverse sono le cause: problemi di siccità in alcuni importanti paesi produttori, il basso livello degli stock, l’incremento della domanda di carni e derivati del latte nei paesi emergenti, l’aumento della domanda per la trsformazione in bio carburanti ed infine l’aumento dei costi dell’energia che influenza la produzione e i trasporti. Il resto, dico io, lo fa la speculazione.
L’incremento di prezzi è sentito sopratutto nei paesi poveri dalle frange più povere che vedono i mezzi di prima necessità incrementare a dismisura. In Italia ci si lamenta perchè non si riesce ad arrivare alla fine del mese soddisfando tutte le necessità, comprese quelle voluttuarie. In Egitto il 40% della popolazione che vive con soli due dollari al giorno vorrebbe ma non riesce a protestare per la repressione contro l’aumento del costo del pane di oltre il 150% in un anno. Le stesse proteste sono in corso in Messico per l’aumento del prezzo delle tortillas a base di mais. Fino a quando sarà controllabile la rivolta dei poveri della terra?
Come porre rimedio? Visto che non è pensabile ad una diminuzione della richiesta di prodotti da parte dei paesi emergenti, Cina in testa, l’unica via è agire sugli altri fattori che influenzano l’incremento dei prezzi.
Sempre Diouf suggerisce di migliorare le infrastrutture per la gestione dell’acqua e dei trasporti. Con questi interventi si ridurrebbero gli impatti climatici e dei trasporti. Rimane irrisolto il problema dell’energia, richiesta e utilizzata.
Da un recente studio si è visto che per produrre 49 litri di carburante utilizzabile da un auto, un SUV per 200 kilometri, si devono trasformare 280 kilogrammi di mais, quantità sufficiente per alimentare un bambino in Messico o in Zimbawe (Jean Ziegler consulente UN per i diritti all’alimentazione).
Consideriamo un altro fatto, se in Europa volessimo veramente raggiungere il 10% del consumo di agro-carburanti dovremmo convertire circa il 70% delle superfici agricole. (Corriere della Sera del 22/3/2008)
Viene da chiedersi se la strada dei bio carburanti sia quella giusta per risolvere i problemi di approvigionamento energetico. Sicuramente stonano gli incentivi alla realizzazione di centrali a biomassa senza aver prima determinato quali biomasse sono veramente a bilancio ecologico positivo. Infatti se si utilizzassero sottoprodotti dell’agricoltura potrebbe essere vantaggioso ma impiegando materi prime il discorso, come ho sottolineato in precedenza, passa ad un livello di impatto sociale ed economico diverso.
In tutta onestà penso che le biomasse “buone” non siano sufficienti a risolvere la nostra fame di energia e altre strade devono essere percorse. Quali ? Al momento nessuna, neppure l’idrogeno (per produrlo serve energia), sembra essere la soluzione giusta. Che sia il de-sviluppo l’unica risposta?
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