Agrifoglio's Weblog


Salviamo la diversità nella ricerca
gennaio 1, 2012, 3:55 pm
Filed under: Generali, Marketing

La ricerca per trovare nuovi principi attivi per la difesa delle colture può essere ridisegnata ?

Possono società di sola ricerca, magari legate alle università. trovare nuove molecole mentre altre, più commerciali e di dimensioni maggiori, svilupparle?

Questo modello è già stato adottato dalle società Giapponesi che passano da anni molecole alle imprese Europee per lo sviluppo e commercializzazione, perchè non adottare questo modello anche in europa. Le competenze esistono si deve trovare la connessione tra gli attori e un ruolo può e deve averlo l’indirizzo politico (sempre che si possa superare la percezione della politica come è ora!)

Penso che spezzando la catena dello sviluppo si potrebbero trovare maggiori opportunità in quanto progetti apparentemente minori o meglio inferiori in termini di redditività verrebbero portati avanti in parallelo e arrivati sul mercato il migliore, nel senso darwiniano di più adatto, raggiungerebbe il successo.

Non è possibile sapere quante idee si bloccano per una concorrenza interna e in un contesto diverso varrebbero sviluppate, certo che le normative spingono sempre di più verso la difesa dell’esistente e ciò è in contrasto con la necessità agronomica e ambientale di sviluppo di nuove sostanze.

Il rischio è che se non riusciamo a contrastate l’impoverimento della farmacopea disponibile di agrofarmaci dovremo ripensare il concetto di incremento delle produttività delle colture per mancanza di alterntive per la loro difesa.



Duro o tenero
ottobre 23, 2009, 8:52 pm
Filed under: Filiere agroalimentari, Marketing

Una regola di marketing,  e in genere della vita, è quella di scegliere. Giusto o sbagliato si sceglie sempre, anche se non si fa nulla di fatto è stata effettuata una scelta.

Di fronte alla situazione italiana delle contivazioni di frumento è chiaro che si deve fare un scelta o magari più di una.

La prima che si dovrebbe fare è quella di abbandonare la coltivazione del grano tenero, a meno di essere in condizioni simili a quelle del centro europa. Perchè puntare su una produzione che non soddisfa se non in parte la  richiesta di quantità e di qualità. Proviamo a ragionare in termini europei e non di singola nazione e lasciamo fare a chi sa, e può fare meglio di noi questa coltivazione.

Diverso il disorso del grano duro. Qui dobbiamo dire la nostra puntando alle produzioni di qualià e non alle produzioni per la sovvenzione. E’ una questione annosa, anzi direi secolare., ma ci stiamo avvicinando alla fine del processo. O facciamo delle scelte precise o troveremo chi fa meglio di noi anche questo.

Scegliamo, scegliamo scegliamo.



Falsi in agricoltura (o falsi problemi)
ottobre 19, 2009, 9:25 pm
Filed under: Agricoltura, Filiere agroalimentari

La battaglia condotta in questi giorni contro i falsi in agricoltura mi sembra anacronistica nonché fuorviante. Il problema dei falsi è principalmente dovuto a una incapacità di essere presenti sul mercato e alla differenza esagerata di prezzo tra i prodotti originali e le copie.

E’ inutile lametarsi che in Cina vengono immessi al consumo prodotti con riferimento a quelli italiani se poi non si è capaci, per problemi legati alla organizzazione dell’offerta, di raggiungere quel mercato. Oppure se il prodatto offerto è, a causa dei costi, non disponibile per le famiglie medi cinesi.

Se il prodotto tipico italinao riamane un prodotto di lusso ci si deve attendere che si aprano delle opportunità per chi offre prodotti a minore costo, e molto spesso a pari prestazioni.

Infatti non dimentichiamo che non è vero che tutto il tipico sia “buono”, a volte la qualità è scadente e la differenza dal prodotto falso non è percepibile.

Il secondo motivo, per la presenza di falsi,  è accennato in precedenza: un prezzo oltre ogni limite di accettabilità dalla media dei consumatori.

Se non si accetta di portare il prezzo ad un livello inferiore è inutile lamentarsi, tanto chi ha la possibilità di spesa, e la capacità di distinguere, continuerà a  consumare ma con un limite di quantità preciso.

E poi diciamolo: vivere di rendita solo perchè, per un puro gioco del destino, si è nati in un luogo anzichè in un altro non è un motivo sufficiente per chiedere tutele particolari. Gode di maggior rispetto chi cerca di inventarsi un motivo per convincere all’acquisto nei confronti di chi si lagna di subire torti da forze esterne, e non fa nulla per aiutarsi da solo.

Altre strade si  devono battere per valorizzare il lavoro delle filiere produttive italiane, senza dover chiedere aiuti e protezioni varie.

Il primo passo è la ricerca della qualità, non quella dei marchi ma quella intrinseca dei prodotti. Successivamente si potrebbero perseguire due approcci: il primo verso il mercato interno, accorciando la filiera dal produttore al consumatore, con due scopi ridurre i costi della distribuzione ( aproposito ma la larga distribuzione non doveva ridurre i costi dei prodotti finit, ma questo è un altro discorso) e abituare i consumatori ad apprezzare le differneti produzioni. Questo già si inizia a fare.

In secondo luogo sui mercati esterni si deve scegliere fra la quantità, a prezzi adeguati, oppure la qualità, con i limiti suddetti accettando la prsenza di marchi “cloe”. La strategia non deve cercare entrambi gli approcci pena il proseguimento dell’insoddisfazione.




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