Agrifoglio’s Weblog


Duro o tenero
Ottobre 23, 2009, 8:52 pm
Archiviato in: Filiere agroalimentari, Marketing

Una regola di marketing,  e in genere della vita, è quella di scegliere. Giusto o sbagliato si sceglie sempre, anche se non si fa nulla di fatto è stata effettuata una scelta.

Di fronte alla situazione italiana delle contivazioni di frumento è chiaro che si deve fare un scelta o magari più di una.

La prima che si dovrebbe fare è quella di abbandonare la coltivazione del grano tenero, a meno di essere in condizioni simili a quelle del centro europa. Perchè puntare su una produzione che non soddisfa se non in parte la  richiesta di quantità e di qualità. Proviamo a ragionare in termini europei e non di singola nazione e lasciamo fare a chi sa, e può fare meglio di noi questa coltivazione.

Diverso il disorso del grano duro. Qui dobbiamo dire la nostra puntando alle produzioni di qualià e non alle produzioni per la sovvenzione. E’ una questione annosa, anzi direi secolare., ma ci stiamo avvicinando alla fine del processo. O facciamo delle scelte precise o troveremo chi fa meglio di noi anche questo.

Scegliamo, scegliamo scegliamo.



Falsi in agricoltura (o falsi problemi)
Ottobre 19, 2009, 9:25 pm
Archiviato in: Agricoltura, Filiere agroalimentari

La battaglia condotta in questi giorni contro i falsi in agricoltura mi sembra anacronistica nonché fuorviante. Il problema dei falsi è principalmente dovuto a una incapacità di essere presenti sul mercato e alla differenza esagerata di prezzo tra i prodotti originali e le copie.

E’ inutile lametarsi che in Cina vengono immessi al consumo prodotti con riferimento a quelli italiani se poi non si è capaci, per problemi legati alla organizzazione dell’offerta, di raggiungere quel mercato. Oppure se il prodatto offerto è, a causa dei costi, non disponibile per le famiglie medi cinesi.

Se il prodotto tipico italinao riamane un prodotto di lusso ci si deve attendere che si aprano delle opportunità per chi offre prodotti a minore costo, e molto spesso a pari prestazioni.

Infatti non dimentichiamo che non è vero che tutto il tipico sia “buono”, a volte la qualità è scadente e la differenza dal prodotto falso non è percepibile.

Il secondo motivo, per la presenza di falsi,  è accennato in precedenza: un prezzo oltre ogni limite di accettabilità dalla media dei consumatori.

Se non si accetta di portare il prezzo ad un livello inferiore è inutile lamentarsi, tanto chi ha la possibilità di spesa, e la capacità di distinguere, continuerà a  consumare ma con un limite di quantità preciso.

E poi diciamolo: vivere di rendita solo perchè, per un puro gioco del destino, si è nati in un luogo anzichè in un altro non è un motivo sufficiente per chiedere tutele particolari. Gode di maggior rispetto chi cerca di inventarsi un motivo per convincere all’acquisto nei confronti di chi si lagna di subire torti da forze esterne, e non fa nulla per aiutarsi da solo.

Altre strade si  devono battere per valorizzare il lavoro delle filiere produttive italiane, senza dover chiedere aiuti e protezioni varie.

Il primo passo è la ricerca della qualità, non quella dei marchi ma quella intrinseca dei prodotti. Successivamente si potrebbero perseguire due approcci: il primo verso il mercato interno, accorciando la filiera dal produttore al consumatore, con due scopi ridurre i costi della distribuzione ( aproposito ma la larga distribuzione non doveva ridurre i costi dei prodotti finit, ma questo è un altro discorso) e abituare i consumatori ad apprezzare le differneti produzioni. Questo già si inizia a fare.

In secondo luogo sui mercati esterni si deve scegliere fra la quantità, a prezzi adeguati, oppure la qualità, con i limiti suddetti accettando la prsenza di marchi “cloe”. La strategia non deve cercare entrambi gli approcci pena il proseguimento dell’insoddisfazione.



Decrescita felice
Agosto 1, 2009, 6:58 pm
Archiviato in: Generali | Tag: ,

In un mondo dove la crisi mette a rischio il nsotro stile di vita ci si deve  porre una domanda: è giusta la nostra continua ricerca della felicità attraverso il consumo delle risorse disponibili.

E’ possibile pensare alla nostra società priva di crescita, o di sviluppo?

In molti casi lo sviluppo viene infatti accostato ad un miglioramento del livello di vita, ciò è vero in tutte le situazioni in cui si parte da uno stato di minima vita  o “animale”.

In altre parole i servi della gleba del medioevo, o quelli attuali, possono pensare che se hanno più cose e le possiedono, consumandole, elevano il loro livello di piacere di vita.

Il percorso è più difficile per chi vive nella società occidentale avanzata dove per raggiungere lo stesso grado di soddisfazione, la famosa ricerca della feiclità riportata nella costituzione americana, è necessario aumentare a dismisura il consumo, in quantità e tempo.

Anche per l’agricoltura ci si dovrebbe porre la stessa domanda. fino a quando il sistema permetterà di soddisfare il crescente bisogno di “aumentare il livello di vita. Fino a quando potremo sopportare un mondo di obesi?

Esiste una legge fisica per cui non è possibile riportare un sistema ad uno stato di energia maggiore senza la perdita di una parte dell’energia stessa.

Se applichiamo questa legge alla situazione di aumento di consumi costante , cadono tutti le favole sulla sostenibiità dello sviluppo.

Si può ridurre lo spreco e allungare i tempi ma se consumiamo perdiamo una parte dell’energia e  alla fine perdiamo una parte dell’energia del nostro sistema terra.

Non esiste un sviluppo sostenibile, o meglio non esiste per il nostro modello di vita. Si deve trovare una via diversa, una via che porti alla decrescita, possibilmente felice.

Tutti i modelli di sviluppo sostenibile a mio avviso sono ridicoli, ad esempio se non facciamo più gli impianti inquinanti in europa e li spostiamo in paesi dove il controllo dei vincoli ambientali è minore il bilancio in totale non cambia e non si può dire che ci sia una “sostenibilità della produzione chimica.

Se i miliardi di cinesi e indiani cambieranno il loro stile di vita, adeguandolo ad un modello occidentale fatto di  hamburger e patatine, sarà la fine della natura così come la conosciamo, e questo è detto da uno che non ama i catastrofismi degli ambientalisti, e neppure gli ambientalisti in genere (soprattuto quelli italiani).

Non ho fiducia nel genere umano e quindi penso che una strada alternativa non si troverà mai, forse l’unica cosa che si dovrebbe iniziare a ripensare è sulla bugia del diritto per tutti di trovare la felicità.